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SOSPENSIONE CUFFARO. L'ITALIA CONTRO LA SICILIA, PRODI VIOLA LO STATUTO D'AUTONOMIA
La Giunta Regionale Siciliana ha impugnato il provvedimento del Governo italiano
1 febbraio 2008 - Il Capo del Governo Italiano, lo sfiduciato e dimissionario Romano Prodi, ha firmato, com'è noto, il decreto con il quale si dispone la sospensione di Salvatore Cuffaro, peraltro già dimessosi, dalle cariche di Presidente della Regione Siciliana e di deputato dell'Assemblea Regionale Siciliana. Quest'atto di Palazzo Chigi, com'è comprensibile, può apparire come una grave violazione dello Statuto della Regione Siciliana e della stessa Costituzione Italiana.
Gli Indipendentisti del P.U.S.I. (Per Una Sicilia Indipendente) considerano pertanto positiva la decisione di ieri della Giunta Regionale Siciliana di impugnare il provvedimento del Governo centrale. Riscontriamo in questa decisione una ulteriore conferma dell'esattezza della propria tesi in base alla quale, anche a prescindere dallo stesso caso Cuffaro, a norma dello Statuto Siciliano e, quindi, della Costituzione Italiana, la competenza in materia è dell'Alta Corte per la Regione Siciliana. Ciò in forza degli articoli 25, 26 e 27 dello stesso Statuto.
L'atteggiamento del Governo centrale dimostra, a sua volta, la costante volontà di non comprendere l'importanza, storico-politico-costituzionale, dello Statuto Speciale per l'Autonomia della Regione Siciliana, parte integrante della Costituzione Italiana. Fatto, questo, inquietante e così grave da commentarsi da sé. Continuando di questo passo, si consoliderebbe, peraltro, il processo di violazione del "pactum" che i Rappresentanti dello Stato Italiano e i Rappresentanti del Popolo Siciliano in armi stipularono nel lontano 1946. Quel "pactum", come abbiamo ricordato più volte, costituì la base sulla quale, contestualmente, si realizzarono la pacificazione e la "specificità" dello Statuto Siciliano che rimane un "unicum".
Ci sia, infine, consentito di ricordare a noi stessi, all'opinione pubblica siciliana, all'opinione pubblica italiana e a quella internazionale alcuni aspetti della drammatica vicenda in corso che non sono soltanto aspetti giuridico-costituzionali. La legislazione in materia, vigente in Italia e riguardante le altre regioni e i tanti variegati enti, a nostro parere e a giudizio di qualificati costituzionalisti (e principalmente in forza dello spirito, della lettera e delle guarentigie della Carta Costituzionale), non è affatto applicabile alla Regione Siciliana e al suo Presidente pro tempore. Probabilmente non è applicabile neppure ai Presidenti delle Regioni a statuto ordinario (particolare, quest'ultimo, che nella presente circostanza è comunque irrilevante).
Deve valere anche in Sicilia il principio, sacro alla nostra civiltà giuridica, in base al quale nessun cittadino può essere sottratto al proprio giudice "naturale". Anche quando questo cittadino si chiama Cuffaro Salvatore. Al momento della firma del decreto di sospensione, a Palazzo Chigi, non potevano non avere la giusta rilevanza i seguenti fatti: l'On. Cuffaro si era già dimesso da Presidente della Regione e al suo posto operava (e opera) legittimamente il vice Presidente Lino Leanza. Cuffaro, cioè, non era più in carica. Non era più Presidente. Si era auto-destituito. E il Parlamento Siciliano ne aveva preso atto. Non si poteva (né si può) pertanto approfittare di questa situazione drammatica per calpestare lo Statuto Siciliano.
La legalità costituzionale e il rispetto dello Statuto sono valori, sono principi fondamentali della democrazia e della certezza del diritto che devono prevalere sulle passioni, sulle strumentalizzazioni e sui calcoli politici. Anche quando vi siano all'orizzonte appuntamenti elettorali. E soprattutto se ci troviamo in uno Stato che vuole essere uno Stato di Diritto.
Gli Indipendentisti e i Separatisti Siciliani di Enna su Cuffaro
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