Per Una Sicilia Indipendente  
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Per Una SICILIA INDIPENDENTE

Antica bandiera dela Sicilia

La bandiera del Regno sotto Federico III




A cura del movimento politico e culturale "Per Una SICILIA INDIPENDENTE" - P.U.S.I.
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Una politica trasversale e inciuciata vorrebbe abolire l'Autonomia Siciliana


1 gennaio 2008
- Nella ricorrenza del sessantesimo anniversario (1 gennaio 1948) dell'entrata in vigore della Costituzione della Repubblica Italiana, gli Indipendentisti del Fronte Nazionale Siciliano "Sicilia Indipendente" - Frunti Nazziunali Sicilianu "Sicilia 'Ndipinnenti" ricordano e sottolineano alcuni aspetti della ricorrenza che riguardano la Sicilia e che sono stati evidenziati ben poco, anzi niente o quasi, dalla cultura ufficiale, dalla classe politica, dai partiti dominanti, dai padri della patria e dai mass media. Nonché dai predicatori e dai moralisti di professione. Aspetti importanti che, pertanto, ci permettiamo di sintetizzare qui di seguito.

In sede di Assemblea Costituente (1946-1947) e nel corso dei lavori per la redazione del testo della Costituzione, i quattro parlamentari Indipendentisti eletti in Sicilia (Andrea Finocchiaro Aprile, Attilio Castrogiovanni, Concetto Gallo e Antonino Varvaro) diedero un notevole e qualificato contributo alla modifica e all'ammodernamento del vecchio Stato Italiano, accentratore e centralista, nato il 14 marzo del 1861 al termine della "conquista" del Sud e della Sicilia. Quei deputati, molto più degli altri, propugnarono, infatti, i principii dell'Autonomia e del decentramento su base regionale. E posero le premesse di una futura riforma in senso federale della neonata Repubblica Italiana.

I deputati Indipendentisti Siciliani sostennero, in quell'occasione, anche il problema della tutela dei diritti fondamentali dell'uomo. In particolare si adoperarono per l'abolizione di fatto, oltre che di diritto, dell'uso, nelle azioni di polizia, della pratica della tortura. Mezzo ignobile per estorcere confessioni che era stato, fino a qualche mese prima, ampiamente usato in Sicilia nei confronti dei Separatisti. E anche dopo la caduta del Fascismo, come ebbe modo di denunziare e di dimostrare, con molti dettagli, Concetto Gallo.

Nel testo della vigente Costituzione, nonostante le sospette e distorte interpretazioni in merito, lo Statuto Speciale di Autonomia venne solennemente recepito "in toto", come parte integrante della stessa Carta Costituzionale. Statuto, il nostro, che (per la verità) non è stato mai cancellato. Ma che è stato manomesso e talvolta mutilato orrendamente. Senza che sia stata mai ripristinata l'Alta Corte della Sicilia. Si tratta di "golpe bianco" come diceva Giuseppe Montalbano? Da parte Sicilianista e da parte Indipendentista la risposta non può essere che affermativa, come abbiamo più volte urlato ai quattro venti.

Lo Statuto Siciliano, inoltre, non può neppure essere riformato, in quanto costituisce la base e la ragione di un "pactum" (fra il Popolo Siciliano in armi e lo Stato Italiano) che nessuno potrebbe disattendere senza rimettere tutto in discussione. Le piccole modifiche funzionali e marginali, per il suo migliore funzionamento, per la sua migliore applicabilità, ovviamente senza alterarne la sostanza, possono essere eccezionalmente consentite con le procedure previste "ab origine". Analogamente a quanto si potrebbe fare per le modifiche che ne dovessero esaltare e fare evolvere in senso federalista, quei principi contenuti "in nuce" nello Statuto stesso.

Ebbene, a distanza di sessanta lunghi anni, siamo costretti a denunziare ancora una volta all'opinione pubblica (anche a quella internazionale) che lo Statuto Siciliano, che peraltro era costato al Popolo Siciliano lacrime e sangue, non è stato mai applicato integralmente. Certamente hanno fatto la loro parte, in questo tradimento, la complicità e l'ignavia, quasi totali, della classe politica locale, dei partiti dominanti e dei loro rappresentanti nelle istituzioni. Ma questa situazione di ascarismo prevalente, propria delle realtà colonizzate, non è affatto un'attenuante, semmai è un'aggravante. Come, infatti, recita un antico principio morale, politico e giurisprudenziale: "pacta sunt servanda". Soprattutto in uno Stato che vuole essere uno Stato di diritto.

Il "pactum", dicevamo, che costituiva la base e la ragion d'essere dell'Autonomia Siciliana stessa, non è stato rispettato. È stato anzi disatteso e tradito. È stata vanificata la specialità dello Statuto ed è stato mortificato e stravolto il ruolo naturale della Regione Siciliana che, da strumento di autogoverno, di rinascita e di progresso del Popolo Siciliano, è stata trasformata in una struttura elefantiaca al servizio dei partiti italiani sostanzialmente centralisti, delle loro clientele, delle loro filiali locali e ovviamente dei poteri forti continentali di rispettivo riferimento.

A conclusione di questa nostra breve sintesi, che vuole denunciare soprattutto la carenza di legalità costituzionale e la scandalosa realtà che vede come e quanto i diritti costituzionali specifici del Popolo Siciliano siano stati calpestati, aggiungiamo anche una dolorosa considerazione.

È successo e succede che (a prescindere dalla ricorrenza del 60º anniversario della Costituzione, ma la riflessione è obbligatoria perché connessa al mancato rispetto delle guarentigie costituzionali), "questa" Regione Siciliana sia talvolta utilizzata, con grande machiavellica astuzia e con arroganza, per veicolare scelte antisiciliane e antiautonomiste che vengono da lontano e che vogliono colpire al cuore l'ansia di rinascita e di libertà del Popolo Siciliano, della Nazione Siciliana. Si pensi alla proposta di legge-voto di riforma dello Statuto Siciliano, approvata dall'ARS nella scorsa legislatura, che aveva preventivamente non solo messo al bando persino le parole "Popolo Siciliano" ma che scardinava anche uno Statuto, valido e attuale. E che, peraltro, non poteva e non può essere riformato, come abbiamo già detto.

In Sicilia si è, quindi, consolidata nel tempo e non a caso una situazione politica che consente in modo trasversale e "inciuciato" ad alcuni partiti politici di fare della Regione Siciliana, già ridotta a struttura di comodo, un vero e proprio cavallo di Troia. Una Regione cioè che viene meno alle finalità istituzionali e che viene usata per cancellare l'identità siciliana, la specialità dello Statuto. Sono addirittura ricomparse le proposte, talvolta provocanti e scomposte, di abolire l'Autonomia Siciliana e la stessa Regione Siciliana. Proposte che spesso provengono da singoli individui o da gruppi e movimenti che appartengono ad aree politiche contigue ai partiti dominanti, se non ai partiti stessi.

Questi ultimi, peraltro, approfittano dell'occasione non già per buttare a mare i responsabili dell'arretramento e del clientelismo e della corruzione e della strumentalizzazione del bisogno degli elettori Siciliani. Nonché di tanti altri mali (culture della mafiosità e dell'ascarismo comprese). No! Desiderano che il Popolo Siciliano sia privato "legittimamente" della Regione come strumento di autogoverno che già i partiti gli hanno sottratto concretamente, abusivamente e arbitrariamente dal momento in cui quest'ultimi hanno "okkupato" e "okkupano" le istituzioni democratiche. Tutte le istituzioni democratiche.

Così facendo, gli anti autonomisti di turno legittimano e amnistiano, di fatto, e ancora una volta, il tradimento e i traditori della Sicilia. E premiano i traditori stessi che altro non chiedono che distruggere l'Autonomia, lo Statuto e la consapevolezza di sé, del Popolo Siciliano, della Nazione Siciliana. Gioca a favore dei nemici della Sicilia il fatto che si continui a confondere "questa Regione" con la Regione voluta dallo Statuto e dal Popolo Siciliano. Così come giova l'identificazione e l'unificazione, costruite a bella posta nel tempo, fra il termine di "Autonomia" e quello di "Regione". I maramaldi in servizio permanente effettivo se ne dovrebbero vergognare!

Il "cavallo di Troia" dovrebbe pure boicottare il ruolo che la Sicilia è comunque vocata a svolgere nel Mediterraneo, in Europa e nel mondo, anche in vista dell'entrata in funzione dell'Area Euromediterranea di libero scambio. Si vuole, altresì, approfittando di una incostituzionale e probabile futura prevaricazione della legge "costituzionale statale" sullo Statuto Speciale di Autonomia, dividere in tre "regionicchie" l'attuale territorio siciliano, all'insegna del motto "divide et impera". Si vogliono modificare anche l'identità e la collocazione geografiche della Sicilia con la costruzione di un micidiale ponte-imbuto. Si tende a trasformare la nobilissima città di Messina, Regina dei Due Mari, in periferia di Reggio Calabria.

Un solo particolare è stato tuttavia trascurato, in questa orgia di violazioni dei diritti fondamentali e degli interessi generali del Popolo Siciliano, ed è che nessuno è autorizzato a svendere o a contrabbandare. Si è, cioè, trascurato e sottovalutato il fatto che il Popolo Siciliano (destinato dagli "antisicilia", comunque camuffati, a essere soppresso o disperso) ha uno spirito indistruttibile. E che, in presenza di tali e tante soperchierie, lo stesso Popolo Siciliano, cioè la Nazione Siciliana, potrebbe finalmente tornare a essere protagonista di una nuova grande lotta per la libertà e per la rinascita della Sicilia.

Gli Indipendentisti e i Separatisti Siciliani di Enna contro chi vorrebbe abolire l'Autonomia Siciliana

 

 

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