A cura del movimento politico e culturale "Per Una SICILIA INDIPENDENTE" - P.U.S.I.
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SE ESISTE, DOVE VA LA POLITICA PETROLIFERA DELLA REGIONE SICILIANA? A QUALI RISULTATI E A QUALI PROSPETTIVE SIAMO GIUNTI PER LA DEFISCALIZZAZIONE DEL PREZZO DELLA BENZINA E DEGLI ALTRI DERIVATI DEL PETROLIO?
14 settembre 2009 - L'impennata del prezzo del greggio sul mercato internazionale, comunque vada a finire, ci richiama bruscamente alla realtà e ci obbliga a ribadire che la Sicilia deve svegliarsi dal letargo. Non può, infatti, e non deve continuare a essere oggetto spregevole e passivo di scelte politiche ed economiche contrastanti con i propri interessi. Il Popolo Siciliano cioè deve, a sua volta, potere operare scelte e mettere a punto indirizzi più appropriati e più adeguati a una strategia siciliana per l'economia.
Ma a monte esistono interrogativi molto inquietanti. Qual è il ruolo specifico che l'imperialismo interno ha riservato alla Sicilia (una "colonia" di fatto, interna allo Stato italiano) in questo delicato momento? La classe politica, i partiti e i gruppi di potere (di destra, di centro e di sinistra), dominanti nella stessa Sicilia (fatti i dovuti distinguo), quale gioco perverso stanno conducendo nell'ambito della logica delle lottizzazioni senza frontiere e della cultura dell'ascarismo militante?
Ce lo chiediamo anche perché, nonostante il fatto che tutti gli uffici stampa delle istituzioni regionali e statali (e locali) siano sempre più affollati di "addetti", in Sicilia mancano adeguate informazioni su quelle che sono le linee politiche e programmatiche della Regione nei confronti della questione petrolio, metano e fonti energetiche alternative. Si ha il sospetto che si viva alla giornata secondo impulsi che sembrano venire quasi esclusivamente dall'esterno e che condizionano pesantemente la nostra classe politica e le nostre istituzioni e le relative "pseudoscelte", al punto che non se ne capisce più niente.
Influiscono certamente e non poco gli inciuci che si improvvisano secondo degli equilibri politici da mantenere o da instaurare ex novo, di volta in volta, a Roma e a Palermo e chissà dove. Eppure la defiscalizzazione totale (o comunque in significativa percentuale) del prezzo della benzina e degli altri derivati del petrolio, in Sicilia, darebbe alla nostra economia quell'impulso diffuso e incisivo, del quale (non soltanto i consumatori e le famiglie) anche e soprattutto le varie categorie produttive hanno estremo bisogno per un rilancio complessivo della nostra economia.
Una riduzione di accise e di balzelli consentirebbe, peraltro, di rendere più competitivo il settore dei trasporti, quello della pesca e così via. Con reazioni positive a catena. Senza parlare dei vantaggi derivanti dal notevole contributo che si darebbe al contenimento della corsa all'aumento continuo del costo della vita. Ovviamente la riduzione o la totale defiscalizzazione non deve dar luogo a una pioggia compensativa di nuove o di maggiori tassazioni come ormai è consueto fare in Italia, spesso con lo scopo non confessabile di mantenere in vita, indisturbati, sprechi e spese della politica politicata.
Vanno da sé la protesta e la denunzia, da parte degli Indipendentisti Sicliani, del triste primato all'incontrario della Sicilia (leggi, però: Regione Siciliana, classe politica e partiti dominanti), che dovrebbe essere all'avanguardia in materia di ricerche e di produzione di energie alternative rinnovabili e che invece rimane il fanalino di coda, anche in questo settore, subordinandosi alle programmazioni e alle sperimentazioni e alle scelte politiche altrui. Scopiazzandone poi male e recependo peggio le stesse scelte. Soprattutto se lesive degli interessi specifici dell'intero Popolo Siciliano.
Gli Indipendentisti e i Separatisti Siciliani di Enna chiedono una nuova politica petrolifera siciliana
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